ANNAROSA CORBETTA

 

Come ti chiami? Da quanti anni lavori al Maria Bambina e qual è il tuo ruolo?

Mi chiamo Annarosa. Lavoro al Maria Bambina da 50 anni: inizialmente ho fatto l’insegnante, dopodiché sono passata in segreteria, nel 1996, su richiesta di Monsignor Luigi Allievi.

 

Perché hai scelto di lavorare al Maria Bambina?

Inizialmente lavoravo all’asilo Segramora di Biassono, dove ho conosciuto Suor Candida Landrini.

Quando lei è stata poi spostata a Lissone a fare la coordinatrice di questo asilo, mi ha chiesto di seguirla e fare l’insegnante qui, nell’anno 1968.

 

Se non lavorassi qui, che cosa ti piacerebbe fare?

La pensionata!!! In realtà ho sempre sognato l’Africa, mi sarebbe piaciuto andare in una missione lì.

 

Che cosa significa per te fare parte di questa comunità educante?

Significa gioia ed essere utile alla comunità.

 

Qual è per te il momento più bello della giornata in asilo?

La mattina.

 

Qual è l’episodio più buffo/divertente che ricordi?

Mi sono divertita tanto quando i genitori facevano i teatri umoristici.

 

E quello più commovente?

Di momenti commoventi ce ne sono stati tanti, ma voglio ricordare in particolare l’ultimo.

Nel giorno del mio 80esimo compleanno i bambini e tutto il personale mi hanno organizzato una meravigliosa festa a sorpresa con canti e pasticcini.

 

In quale modo il tuo lavoro ti consente di prenderti cura dei bambini?

Prima come insegnante, ora aiutando specialmente nel momento del pranzo e al pre scuola.

 

Le famiglie vedono soprattutto il lavoro delle insegnanti, ma non sempre sanno che cosa c’è “dietro le quinte” di una realtà come quella dell’asilo. Ce lo puoi raccontare, dal tuo punto di vista?

Il lavoro che c’è dietro è enorme, la preparazione è tanta ma, se si fa tutto con amore, diventa tutto più leggero.

In questi 50 anni ho fatto tutto con amore, ho dato tutta me stessa per questa scuola e ho amato ogni persona che ha fatto parte di questo mio meraviglioso cammino.

JESSICA RIZZIERI

 

Come ti chiami? Da quanti anni lavori al Maria Bambina e qual è il tuo ruolo?

Mi chiamo Jessica, lavoro qui da 8 anni e faccio la segretaria.

 

Perché hai scelto di lavorare al Maria Bambina?

Perché per me questa scuola è storia, ero sempre qui da piccola e ho passato qui anche tutte le mie estati dai 16 ai 18 anni ad aiutare.

 

Se non lavorassi qui, che cosa ti piacerebbe fare?

Mi piacerebbe sempre trovare un lavoro che mi permetta di essere a contatto con i bambini.

 

Che cosa significa per te fare parte di questa comunità educante?

Significa svegliarsi ed essere contenti di venire al lavoro perché non c’è cosa più bella del sorriso dei bambini.

 

Qual è per te il momento più bello della giornata in asilo?

L’arrivo dei bambini, quando vengono a salutarti.

 

Qual è l’episodio più buffo/divertente che ricordi?

Non ce n’è uno in particolare, ci sarebbero mille storie da raccontare sui discorsi che fanno i bambini tra di loro, che spesso e volentieri fanno molto ridere. Sono degli adulti in miniatura.

 

E quello più commovente?

Ce ne sono stati tanti di momenti commoventi, sicuramente uno dei momenti più commoventi durante l'anno è l'ultimo giorni di scuola, quando i remigini ti salutano.

 

In quale modo il tuo lavoro ti consente di prenderti cura dei bambini?

Sicuramente nel momento del pranzo e quando ci sono insegnanti da sostituire.

 

Le famiglie vedono soprattutto il lavoro delle insegnanti, ma non sempre sanno che cosa c’è “dietro le quinte” di una realtà come quella dell’asilo. Ce lo puoi raccontare, dal tuo punto di vista?

La realtà che sta dietro è veramente immensa, sia da parte nostra che delle insegnanti. Probabilmente spesso non ci si rende neanche conto. Si cerca per lo più, oltre che a pensare ai bambini, anche a cercare di semplificare le cose ai genitori.

SUOR RENATA CERRI - coordinatrice

Come ti chiami? Da quanti anni lavori al Maria Bambina e qual è il tuo ruolo?

Mi chiamo suor Renata Cerri, sono al Maria Bambina di Lissone del 2010 e sono la coordinatrice della Scuola.

 

Perché hai scelto di lavorare al Maria Bambina?

Noi suore abbiamo la mobilità apostolica, vale a dire che ci fermiamo in una comunità per un po’ di anni e dopo un periodo veniamo assegnate a una nuova comunità dove svolgere il nostro servizio apostolico. Proprio per questo il fatto di essere ora a svolgere il mio servizio all’Asilo Maria Bambina, più che una scelta sulla destinazione, è stata un'obbedienza dentro la mia scelta di vita religiosa. Prima di questa esperienza ero in un’altra scuola dell’infanzia, che tra l’altro si chiama anch'essa Maria Bambina (però era più piccola). Sono molto contenta di essere qua. È una bella esperienza, molto stimolante, anche perché ho avuto la fortuna in questi anni di una certa espressione: quando sono arrivata, avevamo appena aperto una nuova sezione (la nona); ora siamo dieci sezioni, più tre Sezioni Primavera e il Micronido.

 

Che cosa significa per te fare parte di questa comunità educante?

Tanta responsabilità, tanta passione e... più ci sei, più ti appassioni, non solo al lavoro: è partecipare alla crescita giornaliera dei bambini, curare le relazioni con i genitori, con le famiglie, con le istituzioni, che poi sono le cose che hanno un grande rilievo e riempiono la mia vita.

 

Qual è per te il momento più bello della giornata in asilo?

Sono sincera nel dire che non c’è un momento particolare: in ogni momento trovo sempre qualcosa di bello.

 

Qual è l’episodio più buffo/divertente che ricordi?

Faccio veramente fatica a trovare un episodio. Io trovo che, quando si sta con i bambini, i momenti divertenti sono in continuazione, Un momento che ci tengo a citare e che, più che buffo, è bello è quando ti ricordi i bambini all’iscrizione (magari all’Open Day o comunque i primi giorni di settembre), poi arriva la conclusione del percorso e la sera dei Remigini rivedi tutto quello che è stato e li ritrovi grandi. Questo è proprio bello… è la cosa che dà più soddisfazione!

 

E quello più commovente?

Durante il mio primo anno c’è stato un bambino di 5 anni, Lorenzo Bonfanti, che, dopo un periodo di malattia, un tumore molto aggressivo, è venuto a mancare. Un momento molto difficile, commovente, ma che ha creato anche un certo senso di appartenenza tra le famiglie e i genitori di Lorenzo. C’è stato una condivisione molto bella, molto forte rispetto a questa famiglia che viveva questa situazione di grandissima fatica. Questo ha fatto toccare con mano tutta la nostra l’impotenza e anche il fatto che proprio in questi momenti bisogna credere e confidare in Qualcun Altro: ci dobbiamo mettere nelle Sue mani.

 

In quale modo il tuo lavoro ti consente di prenderti cura dei bambini?

Tutto quel faccio mi permette di entrare in relazione con i bambini, ma anche con le famiglie, direttamente o indirettamente, tramite la didattica, il collegio docenti, le iscrizioni.

 

Le famiglie vedono soprattutto il lavoro delle insegnanti, ma non sempre sanno che cosa c’è “dietro le quinte” di una realtà come quella dell’asilo… Ce lo puoi raccontare, dal tuo punto di vista?

C’è proprio tanto, perché la scuola non è solo dalle 9 alle 15.30, ma dura 12 mesi su 12. Per come la vivo io, riesco forse a togliere la scuola dai miei pensieri per 20 giorni in agosto. Ci sono molte cose che non si vedono, ma che sono sinergetiche: la programmazione, la progettazione dei vari eventi, una realtà da tenere presente che non è solo il momento della Sezione in cui sono presenti i bambini... c’è tutto un mondo dietro, fatto di gestione degli insegnanti, del personale, della struttura…

 

Secondo te, che cosa significa essere un asilo paritario cattolico?

Il fatto che non dia solo alcuni traguardi di autonomia, competenze di quello che la scuola ti indica essere importante... ma è un dare consistenza alla crescita di una persona che oggi è piccola, ma che sarà la persona di domani: questo non è fatto solo di competenze o di abilità, ma è un cercare di suscitare quello che uno ha già dentro, un desiderio di grande, di infinito che ciascuno porta con sè.

 

Com’è lavorare a contatto con i bambini che per loro natura, diversamente dagli adolescenti o dagli adulti, non danno un riscontro diretto?

Non è vero che i bambini non diano un riscontro: lo danno in maniera diversa. Se si pensa anche solo a come li vedi crescere, danno un riscontro importantissimo perchè li conosciamo piccolissimi e li vediamo dopo un percorso che - in soli 3/4 anni - è all’ennesima potenza rispetto a quello di un adolescente... magari non lo dicono con le parole, che condividiamo tra noi adulti, ma lo fanno vedere con la loro crescita ed è un riscontro grosso.

 

Come vivi il servizio dell’asilo da persona consacrata?

Lo vivi insieme alla famiglia, non è qualcosa di staccato. Mentre con un adolescente hai una conoscenza con lui direttamente e l'aspetto familiare è meno presente, qui invece è un un tutt'uno, perché vedi il bambino, ma hai a che fare tanto con la famiglia. In questo senso c'è un accompagnare il piccolo e un accompagnare l’adulto, il che a volte è anche più difficile perché spesso per noi adulti è difficile farsi dare una mano. Nel mio servizio cerco di rendere l’asilo uno spazio per far crescere insieme i bambini, i genitori, le famiglie e l’asilo come scuola che accoglie.

In tutto questo io, come consacrata, resto al servizio di questa cooperazione: con la mia scelta di vita, posso dire qualcosa che va al di là del semplice di ruolo di coordinatrice. Non sempre questo è accolto o ricercato, ma mi accorgo che - magari in alcuni momenti più faticosi - spesso arrivano richieste che non sono inerenti solo al bambino o alla problematica di quel momento, ma racchiudono un senso più profondo, più grande.

 

Hai un sogno da realizzare per l’asilo?

Essere insieme - famiglia e scuola - per educare i bambini. Insieme nell’avere la stessa attenzione e insieme nel camminare. A volte si corre il rischio di scegliere la scuola in base alle competenze che i bambini devono raggiungere e poi finisce tutto lì. Invece mi piacerebbe che un giorno la scuola venisse scelta perché si ha voglia di fare un cammino insieme, perché insieme - genitori ed educatori - cerchiamo il vero "bene”.

 

Sintetizza che cosa è per te l’asilo.

Per me la scuola è un luogo dove posso giocare la mia formazione a livello di competenze, ma anche come persona. In questa realtà metto in gioco la mia vita, con tutto quello che sono chiamata ad essere: vivo la maternità come consacrata, al servizio dei più piccoli e delle famiglie.

In tutto questo, penso che tutti i bambini che passano in questa scuola non ci sono affidati solo dalle famiglie ma anche da Qualcuno più in alto che, insieme a noi e alle famiglie, accompagna il percorso di crescita di ogni bambino.